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2º CONVEGNO PEDIATRICO (1997)
I PROBLEMI DI APPRENDIMENTO SCOLASTICO
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I disturbi dellapprendimento e il disagio scolastico rappresentano problemi ad altissima frequenza di segnalazione durante la scuola elementare, nel momento cioè in cui il bambino è chiamato ad acquisire le basi di lettura, scrittura, calcolo e a orientare la sua energia psichica e mentale (sentimenti, emozioni, competenze intellettive) nella funzione apprendimento.
Ricordiamo che recenti statistiche segnalano come più del 50% di giovani adulti devianti sociali (tossicodipendenze, condotte antisociali, ecc.) e affetti da turbe psichiatriche maggiori (specie schizofrenia) hanno alle spalle un disagio/fallimento scolastico.
La complessa problematica del disagio/fallimento scolastico è stata ampiamente analizzata sotto molteplici prospettive; tra queste è essenziale ricordare:
1. la prospettiva medico-neuropsicologica (che privilegia lo studio delle caratteristiche neurofisiologiche nei disturbi dellapprendimento);
2. la prospettiva sociologica (che analizza le caratteristiche dellambiente scuola, del livello socioculturale della famiglia, ecc.).
Ognuna riconosce specifici modelli di riferimento e ognuna ha contribuito con numerosi studi e rilievi epidemiologici alla comprensione di questi fenomeni.
Di particolare significatività sono stati gli studi:
& sulle singole funzioni cognitive (attenzione, memorizzazione, capacità di calcolo);
& sui diversi aspetti strumentali (linguaggio, psicomotricità, meccanismi di letto-scrittura, lateralizzazione, ecc.).
Questi contributi hanno portato alla definizione di quadri clinici peculiari e alla comprensione di come alterazioni in questi ambiti concorrono al determinismo delle diverse difficoltà scolastiche.
Nel tentativo di comprendere quali fattori e quali meccanismi intervengono nella genesi di un fallimento scolastico, lanalisi dei dati di numerosi studi longitudinali ha chiaramente evidenziato lesistenza di unEZIOPATOGENESI MULTIFATTORIALE. Ciò significa che fattori di natura psicologica, cognitiva, fisica, ambientale concorrono, diversamente ma in interazione fra loro, alla genesi e al mantenimento di queste problematiche.
Tutto questo comporta la necessità di un approccio che, pur non disconoscendo la specificità clinica dei singoli fattori in gioco, guardi al bambino come soggetto in un mondo di relazioni e non solo come oggetto portatore di difetti.
In tale ottica, lAPPROCCIO PSICODINAMICO rappresenta uno degli strumenti metodologici più coerenti per la comprensione dei processi responsabili di queste problematiche. Tale strumento infatti, integrato con una prospettiva relazionale, permette di valutare lo sviluppo psicoaffettivo del bambino analizzandone i 2 versanti:
& gli aspetti psichici della personalità e la loro dinamica (cioè secondo le classiche teorie psicoanalitiche, gli aspetti istintuali - pulsione libidica, pulsione aggressiva - e i loro conflitti);
& le relazioni del bambino allinterno del suo ambiente di vita (famiglia, scuola).
LAPPRENDIMENTO COME PROCESSO E I PROTAGONISTI: BAMBINO, FAMIGLIA, SCUOLA
In base alla prospettiva psicodinamica è necessario riconsiderare il significato degli stessi termini disagio scolastico e apprendimento.
Il termine disagio scolastico è impiegato molto frequentemente, ma è impreciso e sarebbe preferibile parlare di disagio che si esprime nel contesto scolastico in quanto è a fronte delle richieste di questa nuova situazione che si esprimono difficoltà di diversa natura la cui origine è da riportare a problematiche più precoci e più profonde.
Riguardo allapprendimento, è opportuno superare il concetto che esso sia connesso alle sole funzioni neuropsicologiche (e alla loro maggiore o minore integrità). Lapprendimento è piuttosto da considerare una funzione affettivo-cognitiva che si esplica allinterno di un complesso di relazioni in cui il bambino è in rapporto con gli insegnanti, con il gruppo classe, con i genitori.
Lapprendimento può quindi essere considerato un processo in cui sono protagonisti il bambino (con le sue caratteristiche psicologiche e cognitive), la famiglia, la scuola.
Rispetto a questi 3 componenti sono utili alcune brevi riflessioni critiche.
Per quanto riguarda i bambini, è importante ricordare che essi arrivano allesperienza scolastica con livelli maturativi diversi, con diverse storie evolutive, con diverse caratteristiche del funzionamento mentale.
Diverse sono le loro motivazioni allapprendimento e soprattutto molto diverso è a che punto è ognuno di loro rispetto ai processi fondamentali dellevoluzione psico-affettiva: processo separazione-individuazione, dinamica autonomia-gruppo, processi di identificazione con le figure adulte di riferimento.
In particolare esistono fattori emotivi specifici che condizionano le capacità-modalità di apprendimento. I principali di questi riguardano:
1. la capacità di tollerare le frustrazioni (requisito emotivo molto importante senza il quale non si accede alla condivisione delle esperienze con gli altri, alla creatività e quindi alla vera conoscenza);
2. la capacità di tollerare le proprie ansie davanti alle situazioni di impegno scolastico. A questo i bambini rispondono con tentativi di controllo dellansia (non stanno attenti, sembrano non capire, non si concentrano, ecc.) oppure con tentativi di liberazione (bambini iperattivi, insofferenti, che disturbano, che hanno crisi di rabbia, ecc.).
Per quanto riguarda la famiglia, oltre le valutazioni inerenti il livello socio-culturale e il contesto sociale di appartenenza, esistono alcuni atteggiamenti compromettenti un proficuo processo di apprendimento; ad esempio, sono molto frequenti e ugualmente non costruttive due modalità di comportamento:
- la denigrazione della scuola e degli apprendimenti: il bambino rischia di sentirsi poco responsabile ed emotivamente distolto da quello che, in quelletà, è un suo specifico compito evolutivo. Questo magari si verifica a favore di esperienze sociali, espressione di aspettative degli adulti (linvestimento nel piccolo calciatore, nella novella Carla Fracci, limportanza data alla settimana bianca, tanto anche se perde la scuola...);
- leccessivo investimento dei genitori sullapprendimento e di conseguenza sulle prestazioni (spesso ancora una volta riflesso delle loro aspettative): ciò contribuisce frequentemente a sviluppare nel bambino sentimenti di inadeguatezza e frustrazione.
Per quanto concerne la scuola, è troppo spesso evidente il disconoscimento dei ritmi di lavoro dei bambini, dei ritmi e delle caratteristiche del loro apprendere.
In particolare la scuola è poco pronta a riconoscere e a prendere in sufficiente e corretta considerazione lesistenza di normali cali nello sviluppo psichico e cognitivo dei bambini (condizioni da non confondere con i momenti di stanchezza a fine scuola).
Altri fattori di natura didattico-educativa (ad esempio lalto numero di alunni per classe, la confusione di moduli e modelli valutativi) risultano spesso importanti nellaccentuare linsicurezza interiore di molti bambini, specialmente quelli degli ambienti più sfavoriti o quelli che hanno difficoltà personali.
Riassumendo, questi elementi rappresentano uno sfondo che non può essere trascurato in presenza di un disagio presentato come scolastico ed è importante effettuare una valutazione delle tre aree sopraddette:
- il bambino e la qualità delle sue esperienze scolastiche, ad esempio precedenti la scuola elementare;
- le caratteristiche psico-sociali della famiglia e latteggiamento davanti alla scuola da parte dei genitori e le loro esperienze personali;
- le caratteristiche dellambiente scolastico che il bambino frequenta.
In presenza di problemi scolastici, è opportuno fare attenzione a non banalizzare con atteggiamenti di negazione/confusione (gli passerà..., anchio ero così..., succede anche ai miei figlioli...) e a non colludere con i genitori (quelle maestre non sono buone...., oggi la scuola non funziona..., ecc.). o con gli insegnanti .
Tali problematiche, se ripetutamente segnalate, non vanno sottovalutate, perché rischiano di cronicizzare una situazione ancora possibile di una favorevole evoluzione, trasformando un disagio evolutivo in un deficit strutturato sul versante strumentale, su quello relazionale o più spesso su entrambi.
Davanti a problemi che esprimono una patologia complessa è importante non schierarsi ricorrendo a semplificazioni neurofisiologiche o, dallaltro lato, ricorrere alla sola individuazione dei conflitti affettivi. È preferibile riferirsi a modelli interpretativi aperti che considerino tutti i fattori in gioco e le loro reciproche interazioni.
CONDIZIONI PATOLOGICHE SPECIFICHE DEL DISAGIO SCOLASTICO
Nella pratica clinica le situazioni che con maggiore frequenza comportano disturbi dellapprendimento e/o fallimento scolastico sono quelle caratterizzate dal complesso intreccio tra problematiche relazionali, alterazioni cognitive e difficoltà strumentali.
Queste sindromi sono inquadrate come DISARMONIE EVOLUTIVE; esordiscono intorno ai 2-3 anni, sono suscettibili di favorevole evoluzione e hanno una prognosi migliore rispetto a situazioni già fissate nei loro aspetti specifici.
È comunque opportuno individuare le condizioni patologiche più specifiche nei tre versanti (affettivo, cognitivo, strumentale), allo scopo di facilitare un precoce riconoscimento delle cause responsabili dei fallimenti/difficoltà scolastici.
Le CONDIZIONI PATOLOGICHE si possono suddividere in tre categorie:
1) Problemi delle funzioni cognitive e strumentali
ritardo mentale lieve: - cosiddetti deboli armonici - forme disarmoniche
2) Problemi della sfera affettiva e relazionale
- forme lievi;
- forme gravi:
psicosi, nevrosi;
patologie limite: - disturbi connessi al processo di separazione-individuazione
- disturbi connessi alla componente depressiva
- disturbi da carenza narcisistica
3) Problemi strumentali specifici (abilità di linguaggio, psicomotricità, ecc.)
VALUTAZIONE PEDIATRICA
È importante che il pediatra consideri nei bilanci di salute anche laspetto scolastico, dialogando con il bambino e i genitori per individuare un precoce disagio del bambino e della famiglia.
La valutazione pediatrica del bambino in difficoltà scolastica comprende Ia raccolta dei dati anamnestici, lesame dei fattori ambientali significativi e le eventuali carenze e la valutazione globale del bambino e delle interazioni familiari.
1) Dati anamnestici:
- eventuali disturbi associati;
- ritardi di sviluppo: linguaggio, motricità, ecc;
- eventuali danni neurologici;
- disturbi relazionali precoci.
2) Fattori ambientali significativi e eventuali carenze: socio-economiche, culturali, affettive.
3) Valutazione globale del bambino e delle interazioni familiari. Importanti:
- il livello di consapevolezza del bambino rispetto alle difficoltà segnalate e il suo senso critico;
- le impressioni dei genitori rispetto al problema, al bambino, alla scuola in genere.
Sulla base di questi elementi e dei sintomi prevalenti (ad esempio, problemi di rendimento) il pediatra può orientarsi sui due versanti principali del problema:
- versante cognitivo-strumentale;
- versante psico-relazionale.
Attualmente le segnalazioni dei fallimenti scolastici avvengono quasi esclusivamente dalla scuola. È invece compito del pediatra sospettare il prima possibile una turba in questo settore e, collaborando con altri specialisti (neuropsichiatra infantile, logopedista, psicologo), cercare di accogliere e prendersi cura della sofferenza del bambino e della sua famiglia.
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