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3º CONVEGNO PEDIATRICO (1998)
ADOLESCENTI DA EDUCARE E DA CURARE
Roberto Marinello
Pediatra di famiglia - Milano
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1 - DEFINIZIONE DI ADOLESCENZA
Non è facile identificare con esattezza i limiti delletà adolescenziale che, per definizione, rappresenta la delicata fase di evoluzione biologica, psicologica e sociale che segna il passaggio dallinfanzia alletà adulta..
LOMS indica come ladolescenza il periodo della vita compreso tra 10 e 20 anni , seppur riconoscendo che è quanto meno riduttivo fare riferimento solo alletà.
Considerando la notevole estensione temporale di questa fase, si potrebbe suddividere schematicamente ladolescenza in tre fasi:
- Prima adolescenza ( femmine 11 - 13 a., maschi 12,5 - 14,5 a. )
- caratterizzata da accrescimento somatico e sviluppo sessuale rapidi, da preoccupazioni riguardanti le modifiche somatiche e sessuali e le loro conseguenze, dalla ricerca iniziale di indipendenza dai genitori e scarso sviluppo dei rapporti personali extrafamiliari.
- Seconda adolescenza ( femmine 13 - 15 a. , maschi 14,5 - 16,5 a. )
- Laccrescimento somatico e lo sviluppo sessuale sono più lenti e regolari, si riducono le ansie maggiori che persistono però per aspetti concreti della salute ( acne, irregolarità mestruali ) e della scuola. In famiglia ladolescente cerca modelli parentali validi come modelli di riferimento, mentre allesterno egli ricerca un intenso rapporto con il gruppo
- Terza adolescenza ( femmine 15 - 18 a. , maschi 16 - 19 a. )
- Si riducono le problematiche relative allaccrescimento ed allo sviluppo sessuale, aumentano quelle poste dalla società in rapporto soprattutto alliter scolastico ( differenza tra quelli che continuano gli studi e quelli che li hanno interrotti ) mentre si assiste ad una ripresa del dialogo intrafamiliare e ad un consolidamento affettivo tramite il rapporto di coppia.
2 - ADOLESCENZA E ASSISTENZA PEDIATRICA
Si deve attendere fino al 1965 per vedere riconosciuta dallOMS la specifica competenza dei pediatri ad occuparsi delladolescente e dei suoi problemi sanitari. Le conclusioni di un rapporto ufficiale da parte di esperti mondiali dellOMS sono queste Per quanto ciò possa sembrare sorprendente, i medici e gli operatori sanitari più indicati per prevenire le malattie delladolescenza sono coloro che si occupano specificamente dellinfanzia .
Ma forse il documento più significativo in questo senso è la Dichiarazione Internazionale sui Diritti dellInfanzia promossa dallUNICEF ed approvata dallAssemblea Generale delle Nazioni Unite il 20/11/89 ( e ratificata in legge dallo Stato Italiano nel 1991 ) che allart.1 recita Sintende per fanciullo ogni essere umano in età inferiore ai diciotto anni, a meno che secondo le leggi del suo Stato, sia divenuto prima maggiorenne .
In virtù di questa dichiarazione è iniziato un lento ma progressivo cammino verso laffermazione della competenza pediatrica verso i 18 anni. Per quanto riguarda la pediatria di famiglia ( o di libera scelta ) si è passati dai 12 anni dellA.C.N. del 1981 ai 14 del 1987 ai 16 ( anche se relativi a pz. affetti da handicap o malattie croniche ) del 1986.
E comunque necessario che allinterno del mondo pediatrico, si operi con forza ed unità verso il riconoscimento, sia in Ospedale che sul territorio, della piena competenza pediatrica fino al 18° anno, così come sancito dai principi mondiali dellOMS e dellUNICEF e così come accade nella maggior parte delle nazioni avanzate. Basti lesempio dellAustria dove, dal 93, al termine del corso di specializzazione, il medico diviene Specialista in Pediatria e Medicina dellAdolescenza .
3 - LADOLESCENTE E IL PEDIATRA DI FAMIGLIA
Come è stato detto prima, il pediatra di famiglia assiste oggi i giovani adolescenti, cioè quelli di età compresa tra 10 e 14 ( 16 ) anni.
Il fatto di assistere per legge gli adolescenti, non vuol dire però automaticamente avere competenza ed esperienza per poter rispondere a pieno ai loro bisogni di salute globale, che anzi differiscono sempre più dai bisogni di salute tipici della prima e della seconda infanzia, per i quali il pediatra viene appositamente formato dalla scuola di specialità e si consolida nel rapporto quotidiano con la famiglia.
Il pediatra, non solo ieri ma anche oggi, non ha una formazione culturale, tecnica e psicologica specifica per rispondere efficacemente a queste problematiche e si trova quindi ad affrontare il rapporto con ladolescente basandosi sulle sue conoscenze universitarie generali, sullesperienza quotidiana e sul buon senso, adottando lo stesso bagaglio professionale che egli adotta usualmente nella sua routine .
E invece evidente come lassistenza alladolescente necessiti invece da parte del pediatra di famiglia una nuova presa di coscienza sulla diversità di questo paziente rispetto al bambino che egli ha precedentemente assistito; una diversità che presuppone quindi una nuova modalità di approccio globale ai problemi di salute globale ed un nuovo modo di dare risposte che non possono più essere mediche o solo mediche, perchè è quasi sempre ladolescente a non chiedercele.
Per andare incontro a queste esigenze, il pediatra di famiglia deve costruire nel tempo il suo ambulatorio per ladolescente attraverso lacquisizione di una mentalità diversa e di una nuova disponibilità allascolto ed al dialogo ( approccio psicologico relazionale ) attraverso uno specifico approccio metodologico e culturale alla fisiopatologia delladolescenza (approccio clinico) e attraverso una migliore organizzazione dellattività ambulatoriale (approccio organizzativo).
4 - APPROCCIO PSICOLOGICO-RELAZIONALE
Il ragazzo in piena evoluzione somato-psichica, alle prese con una nuova percezione di sè e del mondo, cioè con una seconda nascita tende naturalmente a rifiutare lo schema-tipo dellapproccio pediatrico, che è invece proposto in modo stereotipato dalla famiglia. Il pediatra, dal canto suo, si trova spesso in una situazione imbarazzante, testimone di disagi tra adolescente e famiglia e talvolta incapace di stabilire con il suo paziente, che gli appare silenzioso, disturbato o spesso francamente oppositivo, un efficace rapporto comunicativo.
Il pediatra deve quindi iniziare a modificare lapproccio abituale a questo tipo di paziente, ponendosi in posizione di ascolto e di disponibilità al dialogo ed allapprofondimento, evitando di medicalizzare o psichiatrizzare le problematiche fisiologiche delladolescente o peggio di assumere atteggiamenti direttivi e paternalistici tipici dellapproccio pediatrico.
Il pediatra deve sentirsi anche investito del mandato pedagogico, cioè informativo-educativo relativo a problematiche delicatissime (le malattie a trasmissione sessuale, lAIDS, le gravidanze indesiderate, la violenza e gli abusi, lalcool e la droga) , e relativo anche a tematiche più medico-sociali (le difficoltà scolastiche, gli incidenti, le rivaccinazioni)
Il pediatra di famiglia potrà quindi, in virtù del rapporto di fiducia con i genitori, spiegare loro levoluzione psico-fisica e relazionale del ragazzo, e giustificare la necessità di un rapporto più diretto con ladolescente per favorirne la responsabilizzazione e lo sviluppo di una identità autonoma rispetto alla famiglia.
Ciò non vuol dire porsi in antitesi ai genitori, ma porsi in grado di rappresentare una alternativa valida allantagonismo che spesso isola ladolescente dalla famiglia, essendo disponibile a fungere da ponte radio tra ladolescente e la famiglia, contribuendo a ridurre le potenziali conflittualità intrafamiliari ed a decodificare i messaggi lanciati dal ragazzo.
5 - APPROCCIO CLINICO
Il pediatra che assiste ladolescente deve innanzitutto avere nozioni e strumenti per una efficace valutazione auxologica, intesa non soltanto come crescita antropometrica staturo-ponderale (sulla falsariga del paziente della prima e seconda infanzia ), ma anche come velocità di crescita ed evoluzione dei caratteri sessuali secondari Il pediatra deve essere in grado di valutare lo sviluppo puberale del ragazzo, sia attraverso un approfondimento delle conoscenze endocrinologiche, sia utilizzando, ai fini pratici, le tabelle degli stadi di Tanner e (per I maschi) lorchidometro di Prader.
In questo modo il pediatra potrà seguire periodicamente gli stadi di sviluppo del giovane, letà e la dinamica dello scatto puberale e sarà in grado così di evidenziare precocemente eventuali anomalie, spesso fisiologiche, ma talora degne di eventuali approfondimenti specialistici (endocrini, metabolici, sindromologici etc.).
La visita medica riveste unimportanza decisiva nellapproccio diretto tra pediatra ed adolescente ; si consigliano alcuni accorgimenti pratici: mettere il ragazzo, o la ragazza, a proprio agio, non facendoli spogliare completamente, ma lasciando coperte le parti intime (nelle ragazzine eventualmente anche il torace), usare voce tranquilla, ma ferma e tono garbato della mano. Le principali fasi semeiologiche (dopo la valutazione auxologica) sono:
- ispezione (masse muscolari, conformazione toracica, bottone mammario, paramorfismi, deviazioni scoliotiche o cifotiche, colonna vertebral )
- ascoltazione polmonare, cardiaca e addominale (soffi)
- palpazione (tiroide, addome, polsi)
- misurazione P.A. ed eventuali altre manovre (plicometria, ROT, oftalmoscopia, otoscopia, faringoscopia e controllo dentatura)
- esame caratteri sessuali secondari (alla fine della visita)
- : richiesta al ragazzo di mostrare i genitali, rapida ispezione scroto e pene, valutazione volume testicolare (con guanto monouso) e confronto con orchidometro. Valutazione presenza varicocele (soprattutto a sin.).
- Per le ragazze richiedere permesso di controllare seno e pube; eseguire esame con attenta rapidità. Eventuale educazione ad autopalpazione seno (in età più avanzata).
E caldamente consigliabile, durante la visita medica, la presenza di un altro adulto ( genitore, infermiera, collaboratore ) per garantirsi da possibili dichiarazioni fantasiose da parte di un adolescente.
Non mi soffermo sui principali quadri patologici delladolescente che possono essere reperiti sui più aggiornati testi di endocrinologia ed adolescentologia e che non rappresentano il tema priopritario della relazione
6 - APPROCCIO ORGANIZZATIVO
Lincessante richiesta di assistenza pediatrica tradizionale (controlli, diagnosi, terapia, puericultura) e labitudine a svolgere unattività ambulatoriale mirata allevasione di questi bisogni di salute, impediscono al pediatra di programmare un tempo fisico e mentale da dedicare alle problematiche specifiche delladolescente.
Occorre dunque rivisitare lorganizzazione pratica ambulatoriale per introdurre modeste ma significative modifiche per facilitare laccesso, lascolto e la soddisfazione dei bisogni di salute delladolescente tra cui:
- la disponibilità di fasce orarie preferenziale sia per laccesso sia per la consulenza telefonica
- lambiente idoneo e neutrale
- la garanzia della privacy
- possibilità di accesso indipendente dai familiari (talvolta anche a loro insaputa)
8 - CONCLUSIONI
Appare chiaro come solo attraverso la revisione culturale ed organizzativa dellattività professionale il pediatra di famiglia può essere in grado di dare risposte efficaci e specifiche ai bisogni di salute di questa fascia detà
Come ha detto recentemente Burgio il pediatra deve cominciare già dalla preadolescenza, cioè dai 9 ai 12 anni, a focalizzare la sua attenzione relazionale al bambino, aumentando il livello della comunicazione diretta col paziente; inoltre da un punto di vista clinico il pediatra deve, sempre in quella fase, iniziare a tener docchio gli organi-spia dello sviluppo adolescenziale (organi sessuali, pelle, apparato locomotore) per valutare e riconoscere precocemente levoluzione fisiopatologica.
Sicuramente ladolescentologia non può essere un terreno esclusivo del pediatra, bensì rappresenta un campo interdisciplinare ed integrato tra diverse competenze di tipo clinico e psicologico e tra diversi livelli, dal livello di base a quello superspecialistico.
E però compito del pediatra di famiglia operare come primo consulente sanitario del ragazzo, gestendo laddove possibile i problemi clinici emergenti ed eventualmente inviando ad un II° livello (consultori, specialisti o Centro di Adolescentologia Ospedaliero) i pazienti che presentano problemi complessi e inidonei ad essere affrontati a livello ambulatoriale di base.
Vorrei però tornare su quellaspetto già prima accennato come mandato pedagogico del pediatra che rappresenta la vera educazione alla salute per ladolescente.
E fondamentale che il pediatra di famiglia stabilisca un canale informativo-educativo ufficiale ma amichevole con ladolescente, per fornire notizie e consigli scientificamente corretti ed idonei per essere metabolizzati ed utilizzati dal ragazzo, magari attraverso stampati, linee-guida o altro materiale informativo-educativo.
E il pediatra di famiglia si trova per questo compito in una posizione privilegiata perchè, come dice sempre Burgio, egli eredita ladolescente secondo un diritto naturale dopo aver assistito il bambino fin dalla nascita.
Il problema non è quindi di fare gli adolescentologi , termine difficile anche a pronunciarsi, ma è di acquisire progressivamente una curiosità, un interesse, una competenza clinica e relazionale nei riguardi di unetà, definita letà ingrata, terra di nessuno, alla quale il pediatra finora non ha mai dedicato una sufficiente attenzione.
E credo che non si possa che condividere la conclusione di Marks che sul J. Pediatrics del 1983 diceva: Fino a che non miglioreremo la nostra capacità a comunicare con questi pazienti ed a trattare i loro problemi medici, noi saremo inefficaci proprio in quei settori in cui riteniamo di essere più esperti: il riconoscimento precoce e la prevenzione dei loro problemi di salute.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
1. Burgio G.R., Ottolenghi A.: Adolescentologia : Una cultura pediatrica della crescita, Imago, vol. 3, n° 1, 1996, pp. 51-62
2. De Toni T.,Gastaldi R., Palumbo M.: Adolescenza verso un approccio multidisciplinare; Editeam, Ferrara 1992
3. Marinello R.: Ladolescente e il pediatra di famiglia; Doctor Pediatria n°6, Settembre 1996, pp. 21-26
4. Silvio V.Enzo: Adolescentologia medica normale; Roma 1994
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