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4º CONVEGNO PEDIATRICO (1999)

Cute e Sole nel Bambino

Ernesto Bonifazi
Cattedra di Dermatologia Pediatrica, Università di Bari

Dando per scontati gli effetti generali positivi del sole, ricordiamo solo le numerose malattie dermatologiche, dall’eczema, alla psoriasi e all’acne, che migliorano nel periodo estivo. E’ probabile che quest’effetto positivo sulle malattie dermatologiche sia legato all’iperplasia epidermica e dermica che segue l’esposizione alle radiazioni attiniche. Il sole quindi può essere considerato una medicina eroica: non è strano allora che, come ogni medicina eroica, abbia degli effetti collaterali. Questi ultimi, da sempre noti ai dermatologi, negli ultimi due decenni sono stati enfatizzati e pubblicizzati dai mezzi di comunicazione di massa.
Parleremo degli effetti delle radiazioni attiniche sulla cute, dei fattori che influenzano tali effetti, soffermandoci particolarmente sulle creme solari nel bambino, e infine accenneremo alle più comuni patologie cutanee del bambino in estate.

Gli effetti collaterali delle radiazioni solari, o almeno i più noti, sono dovuti ai raggi ultravioletti (UV), quelli cioè a lunghezza d’onda inferiore a 400 nanometri (nm). Si è a lungo ritenuto che gli UVB (280-315 nm) fossero i maggiori responsabili di questi effetti collaterali, perché ad essi è dovuto il fastidioso eritema attinico, che segue le prime esposizioni al sole e precede l’abbronzatura. In realtà si è visto che anche altri raggi, almeno gli UVA (315-400 nm), hanno degli effetti collaterali. Gli effetti provocati dagli UV sulla cute sono immediati(infiammazione, abbronzatura, iperplasia cutanea) e ritardati (fotoinvecchiamento e fotocarcinogenesi).
I fattori in grado di assorbire, riflettere o comunque modificare i RUV, ne influenzano l’attività: ricordiamo l’atmosfera, i comuni fattori ambientali come ad esempio le nuvole, la durata dell’esposizione, i fattori protettivi naturali della cute e quelli artificiali, come indumenti e creme solari.

L’atmosfera con i suoi gas, soprattutto l’ozono, e le goccioline di vapore, assorbe i RUV e ne diminuisce l’intensità. Se lo spessore di atmosfera da attraversare è maggiore (sole obliquo dei poli o del tramonto) l’attività degli UV è ridotta.

Le nuvole diminuiscono fino al 90% l’attività degli UV, mentre la riflessione addizionale dovuta alla sabbia o alla neve ha un effetto potenziante.

La durata dell’esposizione ha importanza fondamentale, soprattutto nelle prime esposizioni, quando la cute non ha ancora messo in atto le sue potenti difese naturali. Di qui il ruolo fondamentale della gradualità dell’esposizione al sole.

La protezione naturale della cute si basa sullo spessore del corneo, la quantità e distribuzione del pigmento melanico e i sistemi enzimatici di riparazione del DNA. Di questi fattori il più variabile è la distribuzione del pigmento melanico nell’epidermide, che differenzia il negro dal bianco e il soggetto con fototipo scuro da quello con fototipo chiaro. Quest’ultimo, pur avendo un numero uguale di melanociti produttori di pigmento melanico, ha una scarsa quantità di melanina distribuita nel contesto dell’epidermide e ha quindi una minore capacità di assorbire i RU e di limitarne l’attività.

La protezione artificiale più sperimentata, efficace ed innocua è quella dei vestiti, un cappello a larghe tese per la testa, un abito a trama fitta per il resto del corpo. Da circa 20 anni esistono in commercio delle creme solari, che assorbono (filtri chimici) o riflettono (schermi fisici) gli UV. Fino a pochi anni fa queste creme riducevano esclusivamente l’attività degli UVB, soprattutto dell’eritema attinico da UVB, a cui abbiamo accennato. In effetti la loro efficacia viene dosata grazie all’allungamento dei tempi di esposizione agli UVB, necessari per indurre l’eritema. In realtà si è visto che gli effetti collaterali più temibili, come la fotocarcinogenesi, non sono direttamente collegati con l’eritema attinico da UVB.

Le indicazioni delle creme solari nel bambino non differiscono sostanzialmente da quelle dell’adulto, perché la cute del bambino non differisce sostanzialmente da quella dell’adulto e ha certamente la capacità di reagire agli UV con la stessa efficacia, ad esempio in termini di produzione di melanina. Le uniche differenze consistono nel fatto che la pigmentazione melanica del bambino è inferiore a quella degli adulti perché è influenzata solo dalla filogenesi e non dall’ontogenesi. Un’altra differenza è che il bambino può sottovalutare i segnali soggettivi - bruciore - e oggettivi - eritema - che devono indurre a sospendere l’esposizione al sole. Per parlare di indicazioni all’uso delle creme solari dobbiamo distinguere tre categorie di bambini: quelli con malattie favorite dalle radiazioni solari, quelli con fototipo inadeguato alle condizioni di esposizione e quelli con fototipo adeguato.
I bambini della prima categoria non devono esporsi al sole, e, quando per motivi sociali sono costretti a farlo, devono applicare una crema con alto fattore di protezione solare (FPS). Purtroppo è impressione di molti esperti che nessuna crema solare attualmente in commercio è in grado di prevenire l’aggravamento di una fotodermatite in seguito all’esposizione al sole.
I bambini con fototipo inadeguato alle condizioni di esposizione, ad esempio quelli che fanno una breve vacanza in posti molto più insolati della latitudine in cui abitualmente vivono o che si espongono al sole soltanto la domenica, oltre a seguire le norme della ragione - cioè evitare il sole a mezzogiorno, indossare indumenti protettivi-, possono usare una crema protettiva a FPS medio-basso.
I bambini con fototipo adeguato alla latitudine e alle condizioni di esposizione, ad esempio un bambini fiorentino con fototipo fiorentino medio che si espone quotidianamente al sole di Firenze, devono seguire soltanto le norme della ragione (esposizione graduale specie all’inizio) che consentano loro di abbronzarsi senza scottarsi e quindi di difendersi in maniera naturale dagli UV.

Gli effetti collaterali delle creme solari nel bambino consistono nei costi, fastidi di applicazione (per il bambino), blocco della sintesi della vitamina D, dermatite da contatto irritante, fotodermatite allergica da contatto, assorbimento sistemico e potere mutageno. Alcuni di questi effetti collaterali sono poco noti perché le creme solari non sono considerate medicine e poco si sa sul metabolismo dei loro ingredienti. Ma a prescindere da questi effetti collaterali, bisogna ricordare che, la crema solare, soprattutto le più recenti a FPS 60-80, se applicata secondo le istruzioni, non fa arrossare la pelle del bambino e quindi non la fa abbronzare, perché arrossamento ed abbronzatura sono inscindibili; e non abbronzandosi, la cute non è in grado di difendersi naturalmente. Se invece le creme protettive sono applicate come di solito si fa, i rischi legati agli UV possono anche aumentare, perché il messaggio inconscio delle creme “protettive” è un messaggio permissivo, che è diretto soprattutto a quei soggetti che, per avere un fototipo chiaro, non dovrebbero esporsi al sole e che quindi lo desiderano di più.

Tra le malattie dermatologiche più frequenti in estate ricordiamo quelle dovute agli effetti collaterali del sole, quelle caratterizzate da macchie chiare, che risaltano maggiormente in estate per l’abbronzatura della cute sana circostante e infine i nei, che diventano più importanti in estate per lo spogliarsi e quindi la possibilità di osservarsi e di essere osservati.



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