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5º CONVEGNO PEDIATRICO (2000)

I traumi dentali

Efisio De Fraia
Clinica Odontoiatrica, Firenze

Dall’esame della letteratura si ricava l’impressione che alle conseguenze della patologia traumatica dei denti decidui sulla dentatura permanente non venga dato, in genere, il giusto rilievo. Probabilmente per diversi motivi che possono così essere sintetizzati:

  1. Il trauma in dentatura decidua non determina costantemente effetti dannosi sulla dentatura permanente ed inoltre, quando effetti ci sono, talvolta sono di così lieve entità da essere considerati trascurabili. Al che è da obiettare che anche la semplice possibilità di effetti indesiderati deve farci considerare tutte le dentature decidue che hanno subito un trauma come “potenzialmente” patologiche e quindi da sottoporre ad attento esame;
  2. Il dato anamnestico del trauma in dentatura decidua specie se non opportunamente e insistentemente richiesto, spesso sfugge all’esame clinico. Lo stomatologo nota una determinata anomalia della dentatura permanente, ad esempio una malposizione o una inclusione: è raro che il paziente o i suoi genitori diano spontaneamente notizia del pregresso trauma, specie se il tempo intercorso tra evento traumatico e riscontro del danno è prolungato; quindi, se l’indagine anamnestica non è scrupolosa, in molti casi il rapporto di causa-effetto fra il trauma del dente deciduo e il danno al dente permanente può passare sotto silenzio.

I meccanismi per i quali la lesione traumatica subita dal dente deciduo si risolve anche in un danno alla dentatura permanente possono essenzialmente essere ricondotti ai seguenti:

    a) realizzazione di una lacuna per perdita traumatica di elementi dentali decidui con conseguente perdita di spazio sull’arcata;

    b) trasmissione della forza traumatica, in genere per trauma diretto sull’asse longitudinale del deciduo, al dente permanente con possibilità di danni diversi a carico di quest’ultimo;

    c) danneggiamento pulpo-parodontale del dente deciduo, per il trauma di per sé e/o per complicanze infiammatorie e successiva alterazione nel tempo e nel modo della rizalisi fisiologica con possibilità di persistenza protratta sull’arcata del deciduo stesso il che, a sua volta, può costituire motivo di deviazione del percorso di eruzione o più raramente, di mancata eruzione, del dente permanente;

    d) ridotto o ritardato accrescimento del processo alveolare del settore degli incisivi per ritardata o mancata eruzione di uno o più denti permanenti;

    e) anomalie della deglutizione e della fonazione indotte dalla presenza della lacuna creatasi a seguito del trauma.

Il tipo e la gravità della lesione a distanza sono correlati oltre che con l’età del paziente all’epoca del trauma e con la direzione della forza traumatica , anche e soprattutto con il rapporto spaziale reciproco fra radice del dente deciduo e germe del permanente, continuativamente diverso in relazione alle singole fasi di evoluzione della dentatura e individualmente variabile a seconda delle caratteristiche del tipo facciale dei singoli soggetti.



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