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8º CONVEGNO PEDIATRICO (2003)

La diarrea acuta: sfatiamo alcuni tabù

Sergio Amarri
Pediatria Azienda Ospedaliera Policlinico Modena
Università di Modena e Reggio Emilia
amarri@unimore.it
La diarrea acuta infettiva (DAI) è una patologia molto frequente nei primi 5 anni di vita, durante i quali ogni bambino sperimenta almeno una volta all’anno un episodio di DAI, mentre il 10% di questi ha circa tre episodi annuali [1]. La stragrande maggioranza si presenta in forma medio-lieve e non richiede la gestione in ambiente ospedaliero. Scopo della relazione è di mostrare il percorso che, partendo dalle evidenze a disposizione, permette di individuare alcune raccomandazioni per la valutazione e il trattamento della DAI, sfatando alcuni comportamenti “tradizionali” che non hanno basi scientifiche. L’analisi dell’evidenze e il livello delle raccomandazioni utilizzate sono riassunte nella tabella 1.
La diarrea o gastroenterite acuta è definita come rapida comparsa di alvo scomposto con o senza vomito, nausea, febbre e dolori addominali. Le raccomandazioni si intendono applicabili a bambini < 5 anni, residenti in paesi industrializzati, senza disturbi associati ad altri organi, inclusa l’immunodeficienza. Le Raccomandazioni NON si considerano applicabili alla diarrea > 10 – 15 giorni che si accompagna a scarso accrescimento, nè al vomito non associato a diarrea.


1. Valutazione dello stato di disidratazione [2].

L’approccio clinico tradizionale, fondato sull’anamnesi e l’esame obiettivo, rimane la base per un’accurata valutazione dello stato di disidratazione, non tutti i segni e sintomi, però sono utili allo stesso modo. Ad esempio la diuresi e i parametri cardio-pressori non si sono dimostrati determinanti nel decidere il trattamento dei pazienti con DAI, mentre fondamentale è la conoscenza della perdita di peso corporeo che consente di distinguere la disidratazione come lieve (<5%), media (6-9%) e grave (>10%). Sono emerse evidenze di tipo A-Ia per la valutazione della presenza e della severità della disidratazione sulla base della perdita di peso corporeo (se disponibile) e su alcuni dati clinici di provata utilità: pliche cutanee persistenti, secchezza mucosa orale, infossamento oculare, stato neurologico alterato. Evidenze di tipo B-IIb sono state trovate per valutare il rischio di disidratazione in base all’età (più alto nei lattanti) e alla frequenza delle scariche acquose e del vomito.


2. Indicazioni al ricovero [3,4].

L’invio all’ospedale dovrà essere riservato a condizioni particolari. Indicazioni relative sono: l’età neonatale, l’età < 6 mesi in presenza di febbre e diarrea muco-ematica, diarrea emorragica e immuno-deficienza. Concorde è il parere sulle indicazioni assolute: disidratazione grave, compromissione del sensorio, shock, vomito incoercibile e incapacità della famiglia a gestire il problema. Quest’ultimo è forse il problema più frequente e va considerata al riguardo l’affermazione della American Accademy of Pediatrics (AAP), che riporta circa 300 casi di morte per diarrea acuta/anno [5] in bambini con meno di 5 anni negli USA e considera come gruppi a maggior rischio i lattanti nati prematuri, i figli di madri adolescenti, le minoranze etniche e i gruppi socialmente sfavoriti (C-IV)


3. Terapia reidratante orale

La terapia reidratante orale (ORT) è il trattamento preferito nei bambini con disidratazione lieve e moderata conseguente a diarrea (A-Ia).
Le soluzioni a bassa osmolarità (240 mmol/l) contenenti sodio, glucosio, potassio e citrato come indicato dallaEuropean Society of Paediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition (ESPGHAN) (tabella 3) , sono sicureed efficaci nel trattamento della disidratazione da gastroenterite nei bambini europei (A-Ia) [6].
Si raccomanda di completare l’ORT in 3-4 ore (B-IIb), in pratica incoraggiando l’assunzione ad libitum ed a piccolequantità (ad es. 5ml ogni 2 minuti). AAP consiglia di somministrare nelle prime 4 ore circa 50 ml/kg per la disidratazione lieve e 100 ml/kg per quella moderata, aggiungendo le perdite conteggiate in 10 ml/kg per ogni scarica
liquida e 2 ml/kg per ogni vomito.
In caso di disidratazione ipernatremica è dimostrato che la ORT è più sicura della reidratazione endovenosa (B-IIb), in questo caso per ridurre il rischio di complicanze (convulsioni) viene raccomandata una somministrazione "lenta", fornendo i liquidi necessari in circa 12 ore e monitorando i livelli di sodio sierico (C-IIIc) [2].


4. Rialimentazione precoce

Le basi scientifiche a favore della rialimentazione precoce in corso di diarrea acuta sono note [7]. Abbiamo a disposizione modelli animali in cui si è osservata atrofia della mucosa durante il digiuno e durante nutrizione parenterale, risolvibile con la rialimentazione per os. E’ noto a tutti quanto il latte materno sia ricco di fattori di crescita, ormoni, fattori anti-infettivi, azoto non-proteico, glutamina, n-3 acidi grassi. Esiste ampia evidenza del rischio di iponutrizione derivante da una dieta troppo ristretta: lattanti ospedalizzati per diarrea possono arrivare a una riduzione della assunzione calorica fino a 60kcal/kg/die [8]. E’ stata dimostrata la sicurezza dell’impiego di proteine del latte vaccino in corso di rialimentazione [9]. Numerosi studi clinici hanno dimostrato l’utilità della rialimentazione precoce. Il più importante per noi europei è sicuramente lo studio collaborativo ESPGHAN [10], dove 230 pazienti con meno di 3 anni, ospedalizzati per diarrea acuta, sono stati rialimentati in modo randomizzato a ricevere. rialimentazione precoce (ORT per 4 h) o tardiva (ORT per 24 h).
L’eziologia nei due gruppi era paragonabile e prevalentemente costituita da Rotavirus. In questo studio l’incremento ponderale è stato migliore nel gruppo rialimentato precocemente, mentre non esisteva nessuna differenza in numero di episodi di vomito e diarrea tra i due gruppi. Sulla base di questo studio e di numerosi altri, l’ESPGHAN [7] conclude che il trattamento ottimale della disidratazione lieve e moderata in Europa deve consistere in: reidratazione orale con ORT nelle prime 3-4 ore, rapida reintroduzione della normale alimentazione subito dopo. Le formule prive di lattosio appaiono ingiustificate nella maggioranza dei casi, mentre vanno impiegate in presenza di segni di intolleranza (peggioramento sintomi e sostanze riducenti > 0.5% nelle feci).
L’AAP [5] raccomanda che i bambini con diarrea senza disidratazione devono continuare ad alimentarsi con l’abituale dieta (adeguata all’età). Bambini che necessitano di reidratazione, devono essere alimentati allo stesso modo al termine della reidratazione. Alimenti consigliati per la rialimentazione sulla base studi clinici controllati (IIa, IIb - B) sono: latte materno, latte adattato (piena concentrazione) + cereali (nei bambini svezzati), latte privo di lattosio (sintomatologia prolungata), carboidrati complessi (cereali, pane e patate), carni magre, yogurt, frutta e vegetali; evitare cibi grassi e ricchi di zuccheri semplici.


CONCLUSIONI

Le evidenze a disposizione indicano come la DAI sia una patologia da trattare, in tutti casi possibili, con approccio ambulatoriale e che il digiuno intestinale non presenta vantaggi rispetto alla rialimentazione precoce. Il riposo intestinale come pratica terapeutica nelle malattie gastro-intestinali è un metodo antico, consolidatosi nel tempo, ma privo di razionalità e basi scientifiche. La tendenza a resistere a queste evidenze è diffusa, come dimostrano circa tremila pediatri europei, rispondendo ad un questionario sul trattamento delle DAI, che hanno confermato la propensione ad utilizzare ORT e a continuare l’allattamento al seno, mentre le risposte fornite dalla maggioranza degli intervistati hanno disatteso la restante parte di linee guida ESPGHAN.

Questo scetticismo si scontra con una mole di conoscenze ben documentate, che indicano chiaramente quale sia la terapia sicura ed efficace per la DAI. Anche se le raccomandazioni presentate non sono da intendersi come unica guida per il trattamento e non sostituiscono il giudizio clinico, provvedono tuttavia uno schema analitico per la valutazione e il trattamento dei bambini con DAI, e costituiscono un buon impiego di medicina basata sulle evidenze.


BIBLIOGRAFIA

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McConnochie K. M., Conners G. P., Lu E., Wilson C. How commonly are children hospitalized for dehydration eligible for care in alternative settings? Arch Pediatr Adolesc Med 1999; 153: 1233-1241.

Guarino A, Albano F. Guidelines for the approach to outpatient children with acute diarrhoea. Acta Paediatr 2001; 90: 1087-1095.

Provisional Committee on Quality Improvement, Subcommittee on Acute Gastroenteritis. Practice parameter: the management of acute gastroenteritis in young children. Pediatrics 1996; 97: 424-436.

ESPGAN Working Group on Acute Diarrhoea. Recommendations for feeding in childhood gastroenteritis. J Pediatr Gastroenterol Nutr 1997; 24: 619-620.

Duggan C., Nurko S. "Feeding the gut": the scientific basis for continued enteral nutrition during acute diarrhea. J Pediatr 1997; 131: 801-808.

Sandhu B. K., Isolauri E., Walker-Smith J. A et al.. Early feeding in childhood gastroenteritis. J Pediatr Gastroenterol Nutr 1997; 24: 522-527.

Szajewska H, Hoekstra JH, Sandhu B, on behalf of the working group on acute diarrhoea of the ESPGHAN. Management of acute gastroenteritis in Europe and the impact of the new recommendations: a multicenter study. J Pediatr Gastroenterol Nutr 2000; 30: 522-527.

CHOICE Study Group. Multicenter, randomised, double-blind clinical trial to evaluate the efficacy and safety of a reduced osmolarity oral rehydration salts solution in children with acute watery diarrhea. Pediatrics 2001; 107: 891-4.

Guerrant et al. Practice Guidelines for the Management of Infection Diarrhea. IDSA Guidelines CID 2001; 32: 331-351.

Grado Raccomandazione
A
(Livelli di Evidenza Ia, Ib)
Richiede: almeno un RCT, letteratura di complessiva buona qualità e consistenza, che suggerisca specifiche raccomandazioni
B
Livelli di Evidenza IIa, IIb, III
Richiede: disponibilità di studi clinici ben condotti ma non RTC sui temi della raccomandazione
C
(Livello di Evidenza IV)
Richiede: evidenza ottenuta da rapporti di commissioni di esperti o opinioni e/o esperienze cliniche di persone autorevoli . Indica assenza di studi clinici direttamente applicabili di buona qualità



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