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9º CONVEGNO PEDIATRICO (2004)

LA PET THERAPY

Alessandra Caraceni
Medicina Veterinaria - Roma

La zooantropologia è la disciplina che si occupa del rapporto tra l’uomo e gli animali in tutti i suoi aspetti, in particolare nel valorizzare il ruolo dell’animale nella società umana e nell’ammettere un contenuto referenziale implicito nel rapporto.
Alla base della pet-therapy e di tutte le applicazioni della zooantropologia c’è la relazione con l’animale ed i contenuti che si liberano da tale relazione.
Tali contenuti sono positivi se la relazione è corretta e se in tale relazione si riesce veramente ad incontrare l’animale nelle sue peculiarità.
Purtroppo nella cultura umanistica, di cui ancora sentiamo grandemente gli influssi, ed anche in quella odierna tecnicista e biotecnologica, prevale una visione antropocentrica ed autarchica dell’uomo, nella quale si presuppone che l’uomo sia in grado di fare a meno dell’animale. Questo porta anche nel momento in cui la relazione con l’animale si realizza a non riconoscere a questi il suo reale ruolo e valore ma piuttosto a vederlo come il surrogato di qualcos’altro.
Se però andiamo indietro nella storia dell’umanità ed andiamo ad analizzare il fenomeno della domesticazione ci rendiamo conto di come in realtà alla base di questo evento, fondamentale per lo sviluppo della cultura e della civiltà, si sia realizzato qualcosa di più del semplice utilizzo dell’animale come oggetto, strumento o produttore di prestazioni. Rileviamo un ruolo referenziale, vale a dire l’animale è stato un luogo di riferimento, un interlocutore, un referente affettivo, un elemento di scacco. Grazie a questo ruolo l’animale ha ispirato tante scoperte scientifiche ed invenzioni, attraverso l’osservazione degli animali l’uomo ha capito molte cose sul funzionamento della natura, attraverso l’imitazione dei modelli animali è riuscito a costruire le prime macchine, si è posto i primi interrogativi sulle leggi fisiche che regolavano l’universo. L’animale ci aiuta a vedere il mondo con occhi diversi, ma questo si realizza solo se riusciamo a riconoscere ed a rispettare la sua diversità. L’uomo si è costruito attraverso il rapporto con gli animali e se oggi ha sostituito molte delle attività un tempo assolte dagli animali con delle macchine, non èriuscito però a surrogarne le capacità relazionali.
A questo punto ci chiediamo ma perché la relazione con l’animale fa bene?
La zooantropologia si propone proprio di studiare le valenze della relazione, cioè quali sono le valenze che si rendono disponibili nella relazione uomo-animale.
I presupposti zooantropologici sono:

  1. L’animale è una referenza per l’uomo
  2. L’animale ha delle referenze proprie specifiche
  3. L’uomo ha bisogno della relazione con l’animale

La pet therapy non è però una relazione spontanea e libera ma un incontro molto particolare in cui ci sono delle limitazioni legate alla tipologia dei partner ed alla finalità dell’incontro stesso.
Infatti è l’incontro di due elementi vulnerabili: il paziente con tutte le sue problematiche e l’animale stesso. Per questo motivo gli operatori hanno un ruolo molto difficile e delicato di arbitro all’interno di questo rapporto, che deve essere indirizzato in modo corretto. Un rapporto scorretto può essere dannoso e pericoloso per il paziente.
La pet-therapy non è una tecnica, ma la corretta applicazione di alcune valenze della relazione uomo-animale.
Per capire come si può indirizzare la relazione in modo tale da liberare alcuni contenuti piuttosto che altri dobbiamo analizzare brevemente le varie componenti o dimensioni relazionali: ogni dimensione infatti rende disponibili particolari contenuti referenziali che possono soddisfare più o meno le esigenze del fruitore.
La dimensione epimeletica, che è quella della cura e dell’accudimento, è una delle principali motivazioni della relazione con l’animale ed anche la più immediata, ha come effetto il decentramento, l’apertura verso l’esterno ed è il primo passo verso un processo empatico.
Approfondendo la relazione si vanno ad attivare le componenti affettive e dell’attaccamento, che rivestono un ruolo importante negli ambiti della sicurezza, che facilitano alla comprensione della diversità, che invitano all’esplorazione ed alla conoscenza. Bisogna fare attenzione all’iperattaccamento ed alla fase del distacco.
Un’altra componente molto importante è quella ludica, perché attraverso il gioco si ottiene un effetto distensivo e distraente, si attivano le aree cinetico-posturali, ci si diverte e si impara. Non è indicato in tutte le situazioni in quanto può causare una attivazione emozionale troppo alta e richiede delle capacità fisiche notevoli.
Altro aspetto da non sottovalutare è la componente emozionale, dove si ha un passaggio di emozioni tra l’animale ed il paziente, con effetti rilassanti e positivi sull’umore.
Altre dimensioni che possiamo attivare sono quella ludico-cognitiva e quella epistemica, che facilitano lo sviluppo cognitivo e la definizione del Sé da parte del soggetto.
Quindi in base alla situazione ed al problema che ci troviamo ad affrontare dovremo di volta in volta valutare quali sono tra queste le dimensioni in cui dobbiamo orientare la relazione. Per fare questo è necessario che il team che opera nei progetti di pet-therapy collabori attivamente con i medici o gli psicologi referenti del paziente al fine di evidenziare al meglio i bisogni del fruitore. Il team sarà composto da operatori pet-partner, da medici veterinari che hanno compito di ordine zooiatrico epidemiologico, cioè di tutela della salute umana, con controlli sanitari sull’animale, che di ordine comportamentale, cioè di controllo sul benessere psicofisico dell’animale stesso, e da psicologi o pedagogisti.
La finalità della pet therapy è quella di rendere più attivo il paziente nel processo di guarigione, di migliorare l’alleanza tra il paziente ed il medico ed, in ultima analisi, di agire in sinergia con le terapie tradizionali, migliorandone l’efficacia o riducendone il bisogno in termini di quantità.
Vogliamo in ultimo ricordare come un animale di proprietà non rientri nell’ambito della pet therapy, in quanto in questo tipo di rapporto si cerca l’equilibrio relazionale e pertanto tutte le componenti devono venire attivate, al contrario di quanto detto finora, dell’attivazione selettiva di alcune dimensioni per ottenere degli effetti specifici.
Allo stesso modo una relazione non guidata non è pet therapy, sebbene possano esserci comunque degli effetti positivi sul paziente, anche se non possiamo escludere degli effetti negativi.
Bisogna perciò stare molto attenti al significato che si da a questa parola perché molto spesso vengono definiti progetti di pet therapy dei semplici progetti di pet relationship o ancora peggio degli incontri casuali senza nessun tipo di progettazione o di finalità specifica.
Purtroppo non ci sono molte esperienze documentati scientificamente su questi argomenti perché finora questa disciplina è stata affrontata in modo empirico e spesso i risultati ottenuti sono riportati più in chiave aneddotica che di vero procedimento scientifico. Come per tutte le terapie bisognerà che vengano codificati alcuni parametri:

  1. Definizione di buone norme, procedure, protocolli con differente livello di definizione normativa e codificazione standardizzata
  2. Definizione professionale dei team prescrittivi e della formazione degli operatori e dei professionisti che vi operano
  3. Studio di linee guida con definizione degli interventi, del team multiprofessionale, delle caratteristiche degli operatori, delle caratteristiche degli animali coinvolti.
  4. Definizione di procedure atte a garantire il benessere animale in tutte le fasi del progetto.
  5. Definizione di protocolli di valutazione e specificazione dei percorsi formativi di pet training e degli script comportamentali necessari per fare attività di pet-therapy.
  6. Formulazione di una Carta dei Servizi che specifichi i diritti dei fruitori ed espliciti i requisiti di base ed i processi di qualità implementati.


Il protocollo d’intervento dovrà contenere:

  1. Le fasi del progetto di pet-therapy
  2. La tipologia dei monitor utilizzati
  3. Le attività di relazione nelle diverse fasi
  4. Gli step per gli obiettivi taggiunti
  5. Il controllo procedurale

I pet operator devono essere qualificati da corsi specifici che devono puntare a dare una conoscenza quanto più completa possibile sulle scienze comportamentali di base da un punto di vista teorico ed una capacità pratica di gestire l’animale e dimensionare al meglio la pet relationship, al fine di far emergere i contenuti assistenziali e terapeutici della referenza animale.
La formazione sarà incentrata su:

  1. Etologia
  2. Psicologia animale
  3. Zoosemeiotica
  4. Zooantropologia teorica
  5. Zooantropologia applicata
  6. Etologia applicata
  7. Bioetica animale

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