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9º CONVEGNO PEDIATRICO (2004)

OGM: PERICOLO O PROSPETTIVA?

Giuliano D’Agnolo
Istituto Superiore di Sanità - Roma


La comparazione tra alimenti contenenti OGM ed alimenti esistenti

Il concetto di equivalenza sostanziale (ES), enunciato, nel 1991, dall’OCSE stabiliva che un alimento transgenico, che si potesse dimostrare essere essenzialmente equivalente, come composizione, ad un alimento esistente, era da considerarsi sicuro. Il concetto fu rielaborato, nel 1996, congiuntamente dalla FAO e dall’OMS che identificarono l’ES: essere stabilita da una dimostrazione che le caratteristiche analizzate per l’organismo geneticamente modificato, o per lo specifico alimento da esso derivato, sono equivalenti alle stesse caratteristiche dell’organismo di paragone. I livelli e le variazioni delle caratteristiche dell’organismo transgenico devono essere all’interno delle variazioni delle stesse caratteristiche nell’organismo di paragone. L’ES è quindi, piuttosto che un concetto o una formulazione scientifica, uno strumento analitico, flessibile, da utilizzare caso per caso, paragonando le caratteristiche molecolari, biologiche e chimiche dell’organismo progenitore con quelle dell’organismo geneticamente modificato.
• L’equivalenza sostanziale è dimostrata
La pianta transgenica, o i suoi prodotti, sono considerati sicuri, perché non vi é differenza tra i prodotti alimentari derivati dalla stessa e quelli derivati da una pianta equivalente convenzionale. Questo caso si verifica quando i geni inseriti non sono espressi nella parte commestibile della pianta.
• L’equivalenza sostanziale non può essere determinata
Questo è il caso nel quale il gene inserito codifica per un carattere che modifica la pianta in modo significativo rispetto alla pianta progenitrice non modificata. Tale modifica potrebbe riguardare, ad esempio, una diversa composizione della pianta in proteine, oli o carboidrati. Sono necessari test appropriati, basati sulle proprietà del nuovo alimento, tenendo conto del fatto che la mancanza d’equivalenza non significa automaticamente che l’alimento sia insicuro.
• L’equivalenza sostanziale è dimostrata, eccetto che per la presenza di differenze ben definite
In questo caso la composizione del nuovo alimento deve essere determinata con cura in relazione alla funzione ed ai prodotti di espressione dei geni inseriti. Occorre sottolineare il fatto che tutti i prodotti OGM attualmente in commercio ricadono in questa categoria. Sebbene i prodotti OGM siano presenti nel mercato USA dal 1995 e nel mercato europeo, limitatamente a colza, soia e mais, dal 1997, e siano stati consumati da milioni di persone, non è stato, finora, descritto un singolo caso di effetti sulla salute umana derivante dal consumo di tali prodotti. Tuttavia, il dibattito pubblico sugli OGM ha sensibilizzato l’opinione pubblica su tre problemi: la tossicità, l’allergenicità e la resistenza agli antibiotici. Il regolamento 1829/2003 (CE) e le linee guida dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare stabiliscono le prove scientifiche necessarie per valutare, per ogni OGM, questi tre potenziali rischi.
Le considerazioni sulla sicurezza d’uso in alimentazione umana ed animale di un OGM sono fondamentalmente le stesse che si possono fare per un organismo il cui genoma sia stato modificato con tecniche convenzionali come la selezione e l’incrocio, tuttavia il dibattito sugli OGM ha sensibilizzato l’opinione pubblica su alcuni temi come l’allergenicità, la resistenza agli antibiotici e il flusso genico.
L’obiettivo della valutazione del rischio, in alimentazione umana ed animale, nel caso degli OGM è l’esame delle conseguenze intenzionali, o non volute, della modifica specifica sui componenti dell’alimento. E’ ovvio, perciò, che una valutazione appropriata può essere fatta solo caso per caso, prendendo in esame una documentazione specifica che contenga:

  • la descrizione dell’organismo che è stato modificato, comprendente la composizione dei nutrienti, degli antinutrienti noti, delle sostanze tossiche e degli allergeni, e qualunque variazione nella composizione di tali costituenti che avvenga nei processi di trasformazione dell’alimento;
  • la descrizione dell’organismo donatore, comprese la tossicità e l’allergenicità conosciute del gene inserito;
  • la descrizione molecolare della modifica genetica, compredente il procedimento di trasformazione e la stabilità del carattere inserito;
  • l’identificazione dei prodotti del gene inserito;
  • la valutazione della sicurezza delle nuove sostanze presenti nell’OGM;
  • la valutazione del potenziale allergenico del nuovo alimento;
  • la valutazione degli effetti non previsti sulla composizione dell’alimento, come la variazione di concentrazione degli antinutrienti e delle sostanze tossiche e di qualunque sostanza che mostri una variazione di concentrazione.

Per quanto riguarda la tossicità, la prima cosa da valutare è il profilo analitico delle famiglie di sostanze tossiche conosciute, che si trovano naturalmente nelle piante. In generale, tali costituenti tossici sono presenti a bassi livelli, che sono ben tollerati dall’uomo e dagli animali; livelli che variano a seconda del tempo, del luogo e delle condizioni agricole. Infatti, i geni tossici nelle patate non sono sempre espressi, ma è bene non mangiarle crude. Il presidente del British Advisory Committe on Novel Food and Processes ha, recentemente, affermato che se oggi il suo Comitato fosse chiamato a valutare la patata non modificata, questa non sarebbe autorizzata per il consumo umano. Nel passato, le comuni tecniche di ibridazione hanno trasferito caratteristiche pericolose per la salute umana. Vi è stato il caso di un sedano, resistente agli insetti, che rilasciava sostanze irritanti della pelle ed una patata che causava bruciori in bocca per l’alto contenuto di un glicoalcaloide tossico. Anche a causa di ciò che avviene con le tecniche convenzionali, l’eventuale tossicità degli alimenti OGM viene determinata con test appropriati sugli animali, sia prima dell’immissione sul mercato dell’OGM stesso.
L’introduzione di nuovi geni nelle piante ha fatto avanzare l’ipotesi che ciò possa portare all’introduzione di proteine (tutti gli allergeni alimentari sono proteine), capaci di causare reazioni allergiche. Esistono una serie di test basati sulle proprietà chimico-fisiche, su saggi immunologici in vitro ed in vivo, che consentono di identificare proteine potenzialmente allergeniche, prima dell’inserimento delle stesse nelle piante, sia negli OGM.
L’uso di geni che conferiscono la resistenza agli antibiotici negli OGM ha causato timori che tali geni possano essere trasferiti (trasferimento orizzontale) ai batteri presenti nello stomaco umano od animale, rendendoli resistenti agli antibiotici stessi. Questo tipo di trasferimento, nonostante le molte ricerche in proposito, non è stato dimostrato essendo altamente improbabile che il DNA sopravviva intatto nell’intestino per essere inglobato dai batteri. Sebbene il rischio di trasferimento orizzontale di geni sia molto basso, lo sviluppo recente di sistemi che non richiedono geni resistenti agli antibiotici per produrre piante geneticamente modificate, ha indotto il Parlamento europeo a vietare l’uso di tali geni, a partire dal 2005.
In conclusione, i metodi sperimentali disponibili dimostrano che i prodotti attualmente sul mercato non sono tossici, non contengono proteine allergizzanti, non aumentano il numero di batteri resistenti agli antibiotici, presenti normalmente nell’intestino umano od animale e sono, perciò, sicuri. Questa conclusione non significa che tutti gli OGM futuri siano automaticamente privi di effetti avversi. Le piante geneticamente modificate e gli alimenti, che ne derivano, devono essere sottoposti in tutti i casi a test rigorosi, prima dell’immissione sul mercato ed ad un’accurata sorveglianza dopo l’immissione.


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