L'ostacolo maggiore ad avviare un sereno e costruttivo dibattito sui temi della sessualità, all'interno di una classe, è rappresentato dalla difficoltà a superare pudori ed imbarazzi, sempre presenti, non solo nei confronti dell'esperto e dell'insegnante, ma anche fra gli stessi compagni.
Incaricato di concludere i cicli di lezioni sulla sessualità, tenute dai colleghi del Centro Consulenza Giovani, con una serie di incontri riassuntivi "a tema libero", dove domande di ogni genere potessero essere poste dagli studenti, ho cercato di applicare una metodologia che rendesse più facile essere sinceri e spontanei nella formulazione delle domande.
Soluzione gradita ed efficace è risultata quella di invitare i ragazzi a fare le domande per iscritto e in forma anonima: foglietti ripiegati e raccolti tutti insieme, senza "mittente", che poi aprivo e leggevo, ad uno ad uno, dando le risposte a tutta la classe. Alla fine dell'anno scolastico mi sono ritrovato con una preziosa raccolta di foglietti, un'immagine nitida dei loro dubbi e delle loro incertezze sessuali.
Riordinate le domande per tematiche, le ripropongo qui, senza commenti e risposte (già date in classe), in una pubblicazione rivolta ai giovani, ai genitori e agli insegnanti, nel tentativo di:
- Offrire ai ragazzi uno specchio nel quale ritrovarsi, e accorgersi di quanto siano normali e diffuse le loro incertezze. Uno strumento rassicurante: se l'impreparazione è generalizzata allora è inutile, nel fare l'amore, fingersi esperti. Una finzione che rischia di trasformare le prime esperienze sessuali in preoccupanti esami.
- Offrire ai genitori un'immagine inedita dei figli, un materiale altrimenti introvabile: domande chiare e dirette sulla sessualità. Quello che manca, fra genitori e figli, è la possibilità di un dialogo sincero, continuo e libero da censure. Tutti sono imbarazzati e nessuno parla chiaro. Queste domande così esplicite possono essere una opportunità per superare il pudore che spesso impedisce ai figli di chiedere, ai genitori di spiegare e consigliare e in ultima analisi a tutti di sapere.
Ecco allora perché solo le domande, senza le risposte.
Non mancano, in campo editoriale, pubblicazioni che possono aiutare genitori e insegnanti ad approfondire la loro competenza scientifica e ad orientarli sul piano culturale e pedagogico. Ciò che serve invece ai genitori è la conoscenza del livello di preparazione dei loro figli e di ciò che questi vogliono realmente sapere sul sesso. Ecco perché in queste pagine ho scelto di dare spazio ad un preciso aspetto (spesso trascurato) dell'educazione sessuale: la necessità di indagare il tipo di preparazione e le aspettative di conoscenza di chi andiamo a educare.
In risposta a quanti ritengono prematuro dibattere di sessualità nella scuola, e per far capire invece quanto ci sia bisogno di intervenire per tempo con l'informazione, senza pericolosi ritardi, ho voluto aggiungere come ultimo capitolo il frutto di alcuni analoghi incontri tenuti in una scuola elementare, con bambini di quinta. La simpatia e la tenerezza che sorgono nel leggere queste domande non devono distoglierci dal valutare il ritardo con cui si interviene nella scuola a proposito di educazione sessuale. Già a dieci anni c'è voglia di informazioni e chiarimenti: vogliamo ancora rinviare?
Sono certo che nessuno, superato un iniziale probabile imbarazzo, troverà motivo di condanna o di censura nelle pagine che seguono. L'invito è di utilizzarle nel migliore dei modi. Riscoperta la sincerità, andiamo avanti senza ipocrisie. Buon lavoro.